Lanca del fiume Po nel Comune di Valmacca, località Torre d’Isola (Al).

LA GESTIONE DELL’AREA FLUVIALE DEL PO SU INIZIATIVA PRIVATA:

UN CASO DI STUDIO FRA LE PROVINCIE DI ALESSANDRIA E PAVIA

Paolo Cielo*, Alberto Morera*, Maria Consolata Visconti**

*) dottore forestale, Studio associato ForTeA, Torino

**) imprenditrice agricola, Az. agricola Visconti di E. Visconti & C. S.a.s.

Premessa

I recenti sviluppi normativi e di politica del territorio individuano nelle fasce fluviali elementi di particolare valore naturalistico e di pubblico interesse per il governo idraulico imponendo limitazioni alle pratiche agricole e selvicolturali tradizionali. Le aziende agricole che coltivano il pioppo in golena stanno prendendo coscienza del particolare valore di questo ambiente ed intuiscono che devono cercare nuove attività accanto alla produzione agricola, sebbene i servizi ambientali e di manutenzione del territorio oggi non offrono ancora adeguate forme di remunerazione per i proprietari ed i conduttori dei fondi.

Il presente articolo presenta il caso delle Aziende agricole Visconti e Torre d’Isola, che hanno intrapreso un insieme coordinato di iniziative volte a ricostituire e valorizzare l’ambiente naturale fluviale, raccolte in un Programma di gestione dell’ambiente fluviale ai sensi dell’art. 32 delle Norme di Attuazione del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) dell’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPO).

Lanca del fiume Po nel Comune di Valmacca, località Torre d’Isola (Al).

Lanca del fiume Po nel Comune di Valmacca, località Torre d’Isola (Al).

Quadro normativo di riferimento

In golena il rapporto tra superfici emerse ed acque è in continuo divenire: durante le piene il fiume, nell’ambito di un equilibrio dinamico, modifica in varia misura la morfologia mediante attività di erosione e deposizione. Il codice civile (artt. 941-947) riconosceva il diritto di divenire proprietari dei terreni lasciati liberi dal fiume (alluvione) ai proprietari dei terreni contermini. Tale diritto poteva essere esercitato previo il verificarsi di specifiche condizioni accertate dalla Pubblica Amministrazione mediante un procedimento amministrativo, divenuto nel tempo sempre più complesso e farraginoso. Inoltre, accanto a tale procedimento, era prevista la concessione dei terreni demaniali per l’utilizzazione del ceduo o la coltivazione dei pioppi, con diritto di prelazione per i frontisti.

L’acquisizione delle nuove terre, o il loro utilizzo a vario titolo, compensava i proprietari delle perdite fondiarie causate dagli spostamenti dell’alveo attivo. Con il continuo mutare dell’assetto fluviale, molto più veloce delle pratiche amministrative, nel tempo si è verificata una situazione di indeterminatezza patrimoniale e confusione amministrativa, nella quale non sempre lo Stato ha saputo difendere gli interessi della collettività e tutelare il patrimonio naturale. Nel tempo le coltivazioni agricole si sono spinte sino ai margini dell’alveo attivo mentre le cenosi forestali venivano sostituite da pioppeti di tipo industriale e molte lanche e zone umide, seppur demaniali, venivano bonificate per ottenere nuove superfici da coltivare.

In questo contesto è stato introdotto un radicale mutamento dalla legge 5/1/1994, n. 37 recante titolo “Norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle acque pubbliche” e nota come “legge Cutrera”: i terreni abbandonati dalle acque non possono più essere reclamati dai frontisti ma rimangono in capo al demanio. Inoltre la concessione di terreni demaniali è subordinata alla presentazione di programmi di gestione del territorio conformi alle prescrizioni urbanistiche e ambientali, ed in particolare ai Piani di bacino di cui alla legge 18/5/1989, n. 183 sulla difesa del suolo.

Successivamente alcune limitazioni alle pratiche agricole sono state poste dal Piano Stralcio delle Fasce Fluviali (PSFF), che vieta in fascia A la lavorazione del terreno e l’arboricoltura da legno per un’ampiezza di 10 m dal ciglio di sponda, ed il rilascio od il rinnovo di concessioni su terreni demaniali per utilizzazioni produttive. Queste ultime, in base al PAI del 1999, sono divenute possibili in fascia A e B solo previa presentazione di progetti di gestione, di iniziativa pubblica e/o privata, volti alla ricostituzione di un ambiente fluviale tradizionale e alla promozione dell’interconnessione ecologica di aree naturali, al fine di un progressivo recupero della complessità e della biodiversità della regione fluviale. Tale concessione può essere rilasciata anche a titolo gratuito, qualora la superficie interessata ricada in aree naturali protette statali o regionali (D. Lgs. 11/5/1999 n. 152) (AA.VV., 2001).

Il nuovo corpo legislativo quindi pone vincoli alla pratica agricola in golena, ma offre anche stimoli per una diversa gestione. Esso ha soprattutto il merito di rendere manifesto che l’interesse pubblico è quello di tutelare l’ambiente fluviale assicurandone una gestione ecocompatibile, piuttosto che quello di ricavare canoni dalle concessioni (il cui valore, forse, non copriva le spese dell’apparato burocratico che ne curava l’incasso). Ulteriori provvedimenti normativi sono in via di definizione (AA.VV., op. cit.).

Attualmente vige un regime transitorio nel quale convivono le pratiche amministrative dei due approcci legislativi; dal gennaio 2001 il passaggio delle competenze relative al demanio fluviale alle Regioni  si inserisce come ulteriore elemento di cambiamento del sistema.

Descrizione dell’area e sue problematiche

L’area interessata si estende su entrambe le sponde del fiume Po fra i fiumi Sesia e Rotaldo, nei Comuni di Bozzole, Frassineto Po e Valmacca (Al), Breme e Sartirana Lomellina (Pv), per una superficie complessiva di circa 760 ha. La parte piemontese (80% della superficie) ricade interamente nel Sistema Regionale delle Aree Protette della Fascia Fluviale del fiume Po ed in particolare all’interno del Parco fluviale del Po e dell’Orba. I terreni sono compresi nella fasce A (in prevalenza) e B del PSFF. Le superfici sono di proprietà privata o demaniale.

I terreni sono pianeggianti, ma la morfologia è localmente accidentata per la presenza di dorsali di deposito, isole, canali (Canale di Breme, Canale del Mezzano, Canale Rata ed altri minori) e lanche. Canali e lanche si formano e si chiudono ai lati del corso principale che tende naturalmente a divagare assumendo un aspetto meandriforme. La golena è colonizzata da cenosi forestali (Figura 1) di diversa natura, a seconda della vicinanza all’alveo attivo e delle interrelazioni con i fenomeni di piena. A seconda della natura dei depositi fluviali (più o meno fertili) e della quota del terreno rispetto al livello medio della falda, si succedono, anche in breve spazio ambienti e consociazioni vegetazionali assai differenti (dall’ontaneto igrofilo alla prateria steppica) che conferiscono all’area un particolare valore naturalistico e di biodiversità (Martignani et al., 1998; Ostellino, 1989).

L’uomo ha nel tempo profondamente modificato l’aspetto della golena. Le cenosi forestali sono state assai ridotte rispetto all’estensione originaria per fare posto a colture (prevalentemente pioppeti) ed infrastrutture. Gli interventi di bonifica agricola, realizzati sino agli anni settanta, hanno ridotto il numero di canali e lanche rispetto al passato (Figura 2). Lungo le sponde dei canali sono state realizzate opere di difesa spondale in inerti che limitano sensibilmente le divagazioni delle piene di morbida, benefiche, ma nulla possono verso le esondazioni violente.

Anche in conseguenza ai fenomeni naturali, il fiume si è in genere ristretto ed approfondito, determinando un generale abbassamento del livello delle falde, testimoniato sia dal rapido prosciugamento delle lanche sia dal deperimento delle cenosi forestali un tempo in equilibrio con l’ambiente (ad esempio i saliceti di Salix alba) e dal minore rigoglio vegetativo degli impianti di pioppo.

Negli ultimi anni le piene violente sono state più frequenti, con sommersione dell’intera golena ed effetti distruttivi assai variabili, ma generalmente più intensi nella fascia prossima all’alveo attivo, un tempo occupata da vegetazione naturale che “assorbiva” l’effetto distruttivo delle acque.

Carta degli usi del suolo. Le cenosi forestali si sviluppano in modo discontinuo lungo i corsi d’acqua, con estensioni assai limitate.

Carta degli usi del suolo. Le cenosi forestali si sviluppano in modo discontinuo lungo i corsi d’acqua, con estensioni assai limitate.

Obiettivi del Programma

L’obiettivo del “Programma di gestione dell’area fluviale del fiume Po fra la confluenza dei fiumi Sesia e Rotaldo volto alla ricostituzione e valorizzazione dell’ambiente fluviale tradizionale” è la ricostituzione di un ambiente con un maggior grado di stabilità ecologica in cui la componente naturale della fascia limitrofa al corso d’acqua separi l’ecosistema fiume dall’ambiente agricolo tradizionale e sia per esso fonte di biodiversità e miglioramento del paesaggio. Poiché nell’area è possibile distinguere tra zone a vocazione agricola ed altre di interesse naturalistico (individuate dal Piano d’Area del Sistema Regionale delle Aree Protette della Fascia Fluviale del fiume Po), si mira ad una zonizzazione secondo fasce a grado di naturalità decrescente a partire dalle sponde del Po verso l’argine, con la successione da bosco naturale (Ruffinoni, e Gazelle, 1997; Chiarabaglio et al., 2000) ad impianti di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo per arrivare ai pioppeti coltivati secondo tecniche ecocompatibili.

In secondo luogo si intende trasformare le Aziende agricole da soggetti produttori di beni a fornitori di servizi ambientali, in grado di associare alle tecniche agricole tradizionali quelle di gestione dell’ambiente, ampliando l’orizzonte economico ad attività agrituristiche e di fruizione ambientale, di notevole potenzialità.

Metodo di lavoro

Il lavoro è iniziato nel 1998 e si è concluso con la redazione del Programma nel 2000. Sono state effettuate indagini bibliografiche e di tipo catastale, forestale e pedologico. L’uso del suolo è stato analizzato sulla base di fotografie aeree (volo effettuato in seguito all’alluvione del 1994), con numerosi controlli sul terreno. Per le formazioni forestali sono stati condotti rilievi vegetazionali e dendrometrici con riferimento a classificazione, metodologia e terminologia utilizzate per la redazione dei Piani Forestali Territoriali della Regione Piemonte (I.P.L.A. 2004), introducendo per il caso di studio parametri e indici specifici per le formazioni golenali (es. indice di inondabilità, di naturalità, ecc.) convenienti alla scala del lavoro ed alla peculiarità dell’ambiente. Le indagini pedologiche sono state rivolte alla valutazione dell’idoneità delle terre ad ospitare impianti di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo a duplice finalità (produttiva e ambientale). I dati relativi sono stati organizzati e analizzati mediante GIS. Le linee d’intervento sono state definite in collaborazione con gli Enti pubblici coinvolti. Il Programma, redatto in bozza e corredato di cartografie di base e progetti preliminari degli interventi, è stato presentato per l’approvazione.

Iter amministrativo del Programma

Iter amministrativo del Programma

Iter amministrativo

In primo luogo il Programma è stato presentato all’Ente di gestione delle “Aree protette della Fascia Fluviale del Po – tratto vercellese/alessandrino e del Torrente Orba”, che ha espresso parere favorevole ritenendolo conforme alle norme del Piano d’Area, subordinatamente all’accoglimento di alcune prescrizioni tecniche volte ad assicurare una maggiore attenzione per gli elementi di naturalità negli interventi di manutenzione e ricostituzione previsti.

Il Programma, corredato del suddetto parere, è stato quindi presentato al Magistrato per il Po (ora Agenzia interregionale per il fiume Po – AIPO) che ha espresso parere favorevole di compatibilità idraulica, ed è stato infine trasmesso all’AdBPO per l’assenso previsto dal PAI. Quest’ultima ha esaminato gli elaborati e si è espressa favorevolmente, anche in questo caso subordinatamente all’accoglimento di alcune prescrizioni (Figura 3).

Il Programma è stato quindi redatto in forma definitiva, articolato in una parte generale, due Piani stralcio, per la gestione delle aree naturali e per la conversione delle colture agricole in arboricoltura da legno, e programmi preliminari per altri interventi (Figura 4); la fase attuativa ha subito avuto inizio, a partire dalla proprietà privata, immediatamente disponibile. Nel contempo sono state presentate le domande di concessione delle aree demaniali ai competenti uffici della Regione Piemonte e della Regione Lombardia. La concessione è stata chiesta per 30 anni, considerati un periodo minimo necessario per la conclusione dei cicli colturali delle piantagioni legnose, ma è stata rilasciata per 19 anni, eventualmente prorogabili.

Elaborati del “Programma di gestione dell’area fluviale del fiume Po fra la confluenza dei fiumi Sesia e Rotaldo volto alla ricostituzione e valorizzazione dell’ambiente fluviale tradizionale”.

Elaborati del “Programma di gestione dell’area fluviale del fiume Po fra la confluenza dei fiumi Sesia e Rotaldo volto alla ricostituzione e valorizzazione dell’ambiente fluviale tradizionale”.

Interventi e fonti di finanziamento

Le azioni del Programma sono raggruppate in 3 assi d’intervento. Nell’asse 1 sono comprese le azioni di riconfigurazione e gestione del territorio:

  • predisposizione di fasce di arboricoltura da legno con funzione di filtro tra le zone naturali e quelle a maggior vocazione produttiva concentrando queste ultime nella zona più interna meno soggetta ad esondazioni (circa 100 ha di impianti di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo con latifoglie di pregio su ex pioppeti o ex seminativi);
  • conservazione delle zone a valenza naturalistica (boschi, arbusteti e praterie) migliorandone la stabilità fisica ed ecologica e potenziandone le funzioni naturalistiche mediante interventi di miglioramento boschivo (tagli fitosanitari, diradamenti, ripuliture dalla vegetazione alloctona invadente, ricostituzione boschiva con specie arboree autoctone per circa 150 ha);
  • interventi di recupero ambientale di siti degradati mediante tecniche d’ingegneria naturalistica (rimozione di materiali di discarica, rinaturalizzazione di siti di scavo, riapertura di lanche, consolidamento di sponde dei canali interni).

Le azioni dell’asse 2 mirano alla valorizzazione dell’economia agroforestale:

  • adozione di tecniche e modelli colturali ecocompatibili per la pioppicoltura inserite in un processo volontario di ecocertificazione;
  • iniziative su tematiche energetiche quali lo studio per l’impianto di centrali termiche a cippato di legno che utilizzano il legname di scarto della pioppicoltura;
  • utilizzazione a fini ambientali della concessione di pesca sul fiume Po.

Le azioni dell’asse 3 sono finalizzate alla valorizzazione fruitiva dell’area:

  • divulgazione e accompagnamento naturalistico;
  • realizzazione di percorsi naturalistici, recupero e manutenzione della viabilità rurale;
  • recupero e ristrutturazione di edifici rurali per esposizioni temporanee o permanenti;
  • attività di agriturismo.

Attualmente sono già stati eseguiti il miglioramento boschivo (figura 5) su 20 ha e la conversione di pioppeti e seminativi (Figura 6) su circa 40 ha. Per la realizzazione degli interventi le Aziende si sono avvalse di contributi pubblici e risorse proprie; sinora sono state utilizzate le provvidenze previste dai regolamenti CEE 2080/92 e CE 1257/99 (misure F, H ed I).

Preparazione del terreno preliminare alla realizzazione di sottoimpianti con specie forestali autoctone in saliceti ripari di salice bianco.

Preparazione del terreno preliminare alla realizzazione di sottoimpianti con specie forestali autoctone in saliceti ripari di salice bianco.

Problematiche e prospettive

Il Programma appare una strumento idoneo per il recupero della golena permettendo lo svolgimento di attività agricole compatibili con una corretta gestione dell’ambiente. Esso ha incontrato interesse e partecipazione presso tutti gli Enti coinvolti durante l’iter burocratico, trattandosi di un insieme coordinato di interventi a carattere pilota e soprattutto di iniziativa privata.

Con il ricorso alle su citate forme di finanziamento i costi diretti degli interventi sono stati coperti per l’80-90% circa, senza però avere margini per coprire i costi generali, di ammortamento e remunerazione del capitale investito. Nonostante la fattiva collaborazione offerta dai competenti Settori della Provincia di Pavia e della Regione Piemonte, notevoli difficoltà derivano dall’utilizzo di finanziamenti a bando annuale per attività che devono avere programmazione ed orizzonti decennali. In assenza di specifiche forme di finanziamento l’iniziativa potrebbe non trovare larga diffusione fra le Aziende del settore.

Una soluzione potrebbe essere costituita dalla costituzione di specifiche forme di finanziamento, su base decennale, gestite tramite convenzioni fra Aziende agricole ed Enti pubblici cui competono a vario titolo gli interventi di manutenzione ambientale (Comuni, Enti di gestione d’Aree protette, AdBPO, AIPO). Le Aziende si impegnerebbero all’esecuzione degli interventi sulla base di un programma approvato mentre gli Enti potrebbero controllarne e indirizzarne l’esecuzione.

Il riconoscimento da parte della collettività delle funzioni di conservazione dell’ecosistema e della produzione di servizi ambientali, peraltro previsto dal D.lgt. 18/5/2001 n. 228, deve trovare concrete forme di applicazione se si vuole che gli indirizzi per la gestione del territorio contenuti nel corpo legislativo e nel quadro pianificatorio non rimangano lettera morta. Alle Aziende agricole si può richiedere, oltre alla produzione di derrate alimentari, anche e soprattutto la fornitura di servizi di cura e tutela ambientale, il cui beneficio per la collettività sembra essere, almeno nel caso delle aree golenali, prioritario e più direttamente godibile da parte di tutti.

Un impianto di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo nella prima stagione vegetativa con l’impiego di specie autoctone: farnia, frassino maggiore, pioppo bianco e carpino bianco. A file alterne sono state messe a dimore anche specie arbustive (biancospino, sambuco o sanguinello).

Un impianto di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo nella prima stagione vegetativa con l’impiego di specie autoctone: farnia, frassino maggiore, pioppo bianco e carpino bianco. A file alterne sono state messe a dimore anche specie arbustive (biancospino, sambuco o sanguinello).

Bibliografia

AA.VV., 2001 – Demanio Fluviale e pertinenze idrauliche demaniali. Il Po – Notiziario dell’Autorità di bacino del Fiume Po, 2, 22-24.

Chiarabaglio P.M., Cristaldi L., Facciotto G., Picco F, 2000 – Realizzazione di un impianto con specie pioniere per il recupero di una cava in area golenale. Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi, 62 (11/00), 7-13.

I.P.L.A. – Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente S.p.a., 2004 – Manuale dei rilievi inventariali di campagna pp. 87; Definizione delle destinazioni e degli interventi selvicolturali, pp. 48, in “La pianificazione silvo-pastorale in Piemonte”. I.P.L.A. S.p.A.. Regione Piemonte. CD-ROM n° SIAE MP0408.

MARTIGNANI F., BELTRAMI P., MAESTRI E., MONTERMINI A., 1998 – In campo sul Po. Acer, 1/1998, 34-37.

MARTIGNANI F., BELTRAMI P., MAESTRI E., MONTERMINI A., 1998 – In campo sul Po. In: Acer 2/1998, 68-72.

OSTELLINO I., 1989 – Introduzione alla flora ed agli ambienti vegetali della riserva naturale Garzaia di Valenza. Ed. Regione Piemonte Ente Riserve Naturali Garzaia di Valenza e Garzaia di Bosco Marengo, pp. 60.

RUFFINONI C., GAZELLE F., 1997 – Ripisylves et Forêts alluviales. Restauration et gestion des ripisylves. Forêt entreprise, 116/97, 43-49.

Normativa citata

Codice civile, art. 941 “Alluvione”, art. 942 “Terreno abbandonato dall’acqua corrente”, art. 943 “Laghi e stagni”, art. 944 “Avulsione”, art. 945 “Isole e unioni di terra”, art. 946 “Alveo abbandonato”, art. 947 “Mutamento del letto dei fiumi derivanti dal regolamento del loro corso”.

Legge 18 maggio 1989, n. 183 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”.

Legge 5 gennaio 1994, n. 37 “Norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle acque pubbliche”.

Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole”.

Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5/3/2001, n. 57”

“Piano d’Area del Sistema Regionale delle Aree Protette della Fascia Fluviale del fiume Po”, approvato con D.C.R. della Regione Piemonte n. 982-4328 dell’8 marzo 1995.

“Piano Stralcio delle Fasce Fluviali”, adottato dall’Autorità di Bacino del fiume Po con deliberazione n. 26/97 in data 11 dicembre 1997.

“Piano stralcio per l’Assetto idrogeologico per il bacino idrografico di rilievo nazionale del fiume Po”, adottato dall’Autorità di Bacino del fiume Po con deliberazione n. 18 del 26 aprile 2001.